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Cene di San Giuseppe a Santa Croce Camerina 18 e 19 Marzo 2017

Santa Croce Camerina


Descrizione

Cene di San Giuseppe a Santa Croce Camerina (RG)

Sabato 18 e Domenica 19 Marzo 2017

 

Ogni anno nel comune di Santa Croce Camerina del Libero consorzio di Ragusa si festeggia durante il mese di Marzo il patrono di San Giuseppe. I festeggiamenti hanno origine nel 1832 quando il parroco di allora fece costruire una bellissima statua in legno di cipresso raffigurante San Giuseppe vista la devozione da parte dei cittadini al patriarca di Nazareth i quali preparavano tavolate ricche di primizie del territorio che venivano offerte al santo per poi essere destinate alle persone più bisognose. Dal 1994 i festeggiamenti divengono ufficiali quando San Giuseppe venne elevato a Patrono e protettore della città per volontà del popolo.

Oggi i festeggiamenti durano durante tutto il mese di Marzo e iniziano con la tradizionale “scinnuta ro santo” (discesa del santo) dove la statua in legno viene spostata dalla cappella ottocentesca della chiesa madre fino al transetto della stessa dove resterà per due settimane.

Il culmine dei festeggiamenti si ha la Domenica (quest’anno il 19 Marzo) caratterizzati dalle tradizionali marce sinfoniche per le vie del paese, dalla vendita all’asta dei doni raccolti da un comitato e dalla processione esterna nel tardo pomeriggio a cui segue uno spettacolo pirotecnico in tarda serata.

L’evento più caratterizzante della festa è rappresentato sicuramente dalle cosiddetta “Cena”, una tavolata ricca di pane, primizie, dolci e vino che famiglie, scuole e associazioni realizzano in onore del Patrono.

La tradizione vuole che a mezzogiorno del 19 marzo, tre persone raffiguranti la Sacra Famiglia si recano nella Chiesa madre per la benedizione da parte del Parroco e la dovuta riverenza al Santo Patrono. Successivamente insieme alla banda cittadina e ai fedeli ci si reca nel luogo dove è stata allestita la tradizionale “Cena” dal giorno precedente; l’adulto che rappresenta San Giuseppe bussa per tre volte ma è solo alla terza volta che la padrona di casa, apre la porta e accoglie “i Santi” con una speciale formula di benedizione ripetuta tre volte: “A n’cantu, a n’cantu c’è l’Angilu Santu: Lu Patri, lu Figghiu e lu Spiritu Santu!”. Così inizia il Sacro rito: prima di mangiare insieme tutto quello che si trova nella tavolata, la padrona o suoi mandanti portano in tavola la pasta precedentemente preparata in cucina, “A Principissedda” al pomodoro; dopo che “I Santi” ne hanno mangiato, incominciano ad assaggiare quello che si trova in tavola, e così faranno, successivamente, tutti i commensali invitati.

Il pane di S. Giuseppe è l’elemento principale nella “Cena”: si presenta in molteplici forme ma tutte caratterizzate dalla pasta dorata in superficie e dall’ottimo sapore della pasta realizzata da mani sapienti di anziane signore. Abbiamo: “A varva” (volto e barba del Santo), “U vastuni” (bastone fiorito del Santo), “A Rosetta” (Rosa del Bastone); “U Iaddu” (Il Gallo) e “A Spera” (L’ostensorio) e “i Cuccidati” di forma circolare oltre al pane a forma di “S” e di “G” che sono le iniziali del Santo.

Altri elementi che caratterizzano la Cena sono: l’acqua che rappresenta la grazia purificatrice, essa viene versata in una brocca con la quale “I Santi” si lavano le mani prima di mangiare; il vino che rappresenta la letizia, le arance amara e limoni che rappresentano le amarezze della vita dell’uomo mentre le arance dolci rappresentano la speranza e la fiducia nella vita, il grano detto dal volgo “U Laúri”, raffigurante il lavoro dell’uomo ed infine, per decoro, le composizioni floreali, dato che la festa cade nella settimana dell’arrivo della primavera.


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